Riparte con entusiasmo il progetto “Futuri in gioco” 2026 organizzato dalla Torres in collaborazione con Fondazione Sef Torres e finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna e dall’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Spettacolo e Sport.

Nella prima lezione si è trattato il tema “Allenatore, gruppo squadra e comunità” dedicato alla funzione educativa dello sport, alla gestione delle relazioni con gli adolescenti, alla prevenzione dei conflitti e alla costruzione di ambienti sportivi inclusivi. Speaker di eccezione due allenatori del settore giovanile rossoblù, con un grande passato anche da calciatori, a testimoniare come il calcio e lo sport abbiano valori educativi importanti e fondamentali per la crescita di un ragazzo/ragazza, valori che ognuno di noi si porta dietro una volta diventato grande e con differenti responsabilità. L’incontro si è svolto nella sala conferenze del Vanni Sanna con protagonisti Giacomo Demartis (allenatore della Primavera Torres) e Gabriele Setti (allenatore Under 17 Torres). Presenti l’Under 16 rossoblù e l’Under 15 del Latte Dolce.

DEMARTIS, allenatore Primavera Torres – “La generosità è una componente fondamentale per un allenatore. Abbiamo scelto di fare uno sport di gruppo, non individuale, dunque l’atteggiamento nei confronti del prossimo è determinante. A maggior ragione con il settore giovanile dove la crescita umana è più importante del risultato. Anche nel mio caso la generosità nasce dalla mia famiglia, i miei genitori sono infermieri, dunque la vocazione di aiutare il prossimo è ben presente in me. Il giovane si deve divertire perché aiuta a pensare al giorno dopo con entusiasmo. Se un allenatore vi dice che non potete fare una cosa sta sbagliando. Ed è per questo che dovete coltivare i vostri con educazione, sentimento, perseveranza, perché sono valori che vi porterete dietro sempre come persone, prima ancora che calciatori”.

SETTI, allenatore Under 17 Torres – “La passione per lo sport ed il mio lavoro me l’ha data mio padre, grazie al suo altruismo. Aiutava le persone e questo mi ha fatto capire che il ruolo di educatore, formatore di giovani, faceva parte di me. Mi sono spogliato, in qualche modo, di qualche ambizione, perché amo lavorare con i ragazzi. L’errore, che fa parte del percorso di un ragazzo, per me è motivo di stimolo. I miei allenatori del passato, mi hanno insegnato l’educazione, la cura del difetto, lo spirito di squadra, l’aiuto del compagno. Non sono mai voluto diventare l’allenatore che grida, insulta, mette in difficoltà i giocatori, perché l’allenatore, per me, è un educatore che aiuta a migliorare il giocatore dentro e fuori dal campo. Il linguaggio è per me fondamentale quando si parla a dei giovani. Saper comunicare, entrare nella testa capendo l’età e la fase di crescita. Solo così si possono trasmettere regole, comportamento corretto e valori solidi per il presente ed il futuro”.

Il meeting ha permesso, inoltre, di promuovere (grazie alle testimonianze dei due speakers) una cultura sportiva fondata sul rispetto delle regole ed il fair play, essenziali nel calcio e nella vita di tutti i giorni.